On May 5, 1961 NASA issued a Mercury program proposal document to use Scout rockets to launch small satellites that would evaluate the worldwide Mercury Tracking Network in preparation for manned orbital missions. The first of these satellites would be called Mercury-Scout 1 (MS-1). The Mercury Tracking Network were a series of U.S. owned and operated ground stations and tracking ships, positioned around the world under the flightpath of the Mercury spacecraft.

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  • On May 5, 1961 NASA issued a Mercury program proposal document to use Scout rockets to launch small satellites that would evaluate the worldwide Mercury Tracking Network in preparation for manned orbital missions. The first of these satellites would be called Mercury-Scout 1 (MS-1). The Mercury Tracking Network were a series of U.S. owned and operated ground stations and tracking ships, positioned around the world under the flightpath of the Mercury spacecraft. When the Mercury spacecraft came within several hundred miles of a ground station, it could have line of sight voice and telemetry communications by HF, VHF or UHF radio and C-band and S-band radar. These communications passes would only last a few minutes, until the ground station disappeared over the horizon. Between ground stations, the Mercury spacecraft was out of communications, except for an occasional unreliable HF message. In the early 1960s there were no synchronous communications satellites. The ground stations were linked back to NASA Mercury Control through land lines, under sea cables and in some cases HF (shortwave) radio. The concept was approved on May 24. On June 13 the NASA Space Task Group issued requirements for a modified Scout rocket and small communications satellite, that became known as Mercury-Scout. The USAF Blue-Scout rocket would launch the small communications satellite (MS-1) into orbit. The small satellite would simulate a Mercury spacecraft, allowing testing and training of the Mercury Tracking Network. The 67.5 kg MS-1 communications satellite was shaped like a small rectangular box. Within the box, electronics consisted of two command receivers, two minitrack beacons, two telemetry transmitters, an S- and C-band beacon and antennas; all powered by a 1500 watt-hour battery. Also attached was the 4th stage instrument package. The battery could power the electronics for 18.5-hours before running down. To extend the satellite life, the equipment would be powered off by a ground command after the first three orbits (5-hours). During powerdown, data results would be analyzed. The satellite would then be powered up for another three orbits (5 more hours). This process would then be repeated a third time. Mercury planners thought that by shutting down and powering up the satellite, the Mercury Tracking Network would get data and experience from the equivalent of three Mercury orbital missions. NASA decided to modify a USAF Blue Scout II, # D-8, for the first Mercury-Scout mission. The U. S. Air Force was already launching Blue Scout rockets from Cape Canaveral and launched this one as well. Mercury-Scout 1 was launched on the USAF Blue Scout II, # D-8 on November 1, 1961, from Cape Canaveral Launch Complex 18B. Twenty-eight seconds after liftoff, the Blue Scout II first stage failed. The rocket was destroyed by the Range Safety Officer after 44 seconds of flight. NASA Mercury program managers cancelled any further Mercury-Scout missions. They were no longer needed. By the time Mercury-Scout 1 was launched, the MA-4 and MA-5 missions had already orbited Mercury spacecraft and checked out the Mercury Tracking Network.
  • Mercury-Scout 1 (MR-1) byla neúspěšná mise programu Mercury. Mise měla za úkol dopravit, pomocí upravené rakety Blue Scout II, na oběžnou dráhu malý satelit, který by sloužil jako simulátor lodi Mercury a poskytl by tak možnost otestovat pozemní sledovací stanice a proškolit personál. První stupeň rakety Scout selhal 28 sekund po startu a zbytek rakety i se satelitem byl zničen na pokyn bezpečnostního důstojníka základny na Cape Canaveral.
  • Fu per l’appunto intenzione della missione iniziare a preparare questo sistema nonché verificare il corretto posizionamento delle stazioni. Il sistema venne chiamato tecnicamente il Mercury Tracking Network (rete di collegamento radio della traiettoria del Mercury). Si pensò di utilizzare i citati satelliti artificiali per non sprecare delle capsule Mercury e per ridurre i costi di queste missioni. Il primo di questi satelliti artificiali venne chiamato Mercury-Scout 1 (MS-1). Tecnicamente, il Mercury Tracking Network fu una serie di stazioni radio di proprietà degli Stati Uniti d'America, che operavano con personale americano. Per completare la copertura mondiale dovettero essere ulteriormente posizionate, esattamente sulla traiettoria di volo prevista per la capsula spaziale del Mercury, diverse navi in grado di fungere da ponti radio. Quando la capsula spaziale raggiungeva il raggio di alcune centinaia di miglia dalla stazione di controllo a terra, si era in grado di avere ottimi collegamenti per comunicazioni ed in particolar modo per confrontare i dati e per correggere o riassettare eventualmente la telemetria di volo. Le bande usate furono di diverso tipo, cioè del tipo HF, VHF o UHF per la radio, mentre per il radar si potevano usare bande C ed S. Questa possibilità di comunicazione comunque non durava più che pochi minuti, fino a quando la stazione non scompariva dall’orizzonte. Tra una stazione e la successiva la capsula del Mercury rimaneva totalmente esclusa dalla possibilità di collegamento, ad eccezione di un solo messaggio puramente occasionale del tipo HF trasmesso con ampio ritardo. Infatti all’inizio degli anni 60 non esistevano dei satelliti artificiali per la comunicazione sincrona. Pure le stazioni di controllo a terra furono collegate con il centro principale di controllo della NASA per il programma Mercury solamente via cavo, con apposite linee posizionate a terra o sott’acqua e solo in pochi casi mediante collegamento radio del tipo HF (ad onda corta). Il concetto che prevedeva l’uso di satelliti per il collaudo del sistema venne approvato il 24 maggio. Il 13 giugno un apposito gruppo di lavoro della NASA fu in grado di definire i requisiti che il missile del tipo Scout doveva dimostrare nonché quelli necessari per il satellite artificiale per centrare gli obiettivi della missione. Da questo momento la proposta ed il programma per la missione venne definito Mercury-Scout. I missili dell’aeronautica militare americana - U.S. Air Force - del tipo Blue-Scout dovevano essere in grado di lanciare il satellite artificiale di modesta dimensione, il MS-1, portandolo in un’orbita intorno alla Terra. Il piccolo satellite avrebbe simulato la capsula del Mercury, affinché si potesse esercitare e testare la funzionalità del sistema Mercury Tracking Network. Il satellite artificiale di comunicazione MS-1 pesava 67,5 kg ed aveva una forma simile ad una scatola rettangolare stretta. All’interno della scatola si trovavano diversi sistemi elettronici, composti da due ricevitori principali, due piccoli trasmettitori, due trasmettitori di dati telemetrici, nonché apparecchi a banda del tipo S- e C più diverse antenne. Il tutto veniva alimentato da un'apposita batteria in grado di fornire energia per 1500 ore watt. Attaccato al satellite rimase il 4° stadio del missile completo del suo pacchetto di strumenti. La batteria poteva essere in grado di alimentare l’elettronica per 18 ore e mezzo, prima di essere completamente scarica. Per estendere la durata di vita del satellite, si pensò di spegnere gli strumenti di bordo mediante un comando trasmesso dal centro di controllo a terra - esperimento da eseguire dopo la terza orbita, cioè dopo 5 ore di volo. Durante questa fase di spegnimento si pensò di analizzare i dati trasmessi. Ottenuti i risultati, i sistemi del satellite sarebbero nuovamente stati riaccesi per ulteriori 3 orbite, cioè nuovamente per 5 ore. Questo procedimento sarebbe stato ripetuto un'ulteriore terza volta. Il personale addetto allo sviluppo del Mercury pensò che mediante queste operazioni di accensione e spegnimento del satellite il Mercury Tracking Network avrebbe ottenuto notevolmente più dati e si sarebbero guadagnate importantissime esperienze per equivalenti tre future missioni in orbita della capsula Mercury equipaggiata. La NASA decise di modificare il missile dell’aeronautica militare americana - U.S. Air Force del tipo Blue Scout II, con il numero di serie D-8, preparandolo per la prima missione Mercury-Scout. Dato che l’aeronautica eseguiva i lanci dei suoi razzi Blue Scout da Cape Canaveral in Florida si pensò di far eseguire anche il lancio di questa missione da questo centro. Così la Mercury-Scout 1, assemblata come sopra descritta, venne lanciata l’1º novembre 1961 dalla rampa di lancio numero 18B di Cape Canaveral. Dopo ventotto secondi dal lancio, il primo stadio del missile Blue Scout II smise di funzionare correttamente. Pertanto il responsabile della sicurezza del centro di controllo a terra dovette provvedere a farlo esplodere dopo soli 44 secondi di volo. La reazione fu che i direttori della NASA responsabili per il programma Mercury cancellarono immediatamente tutte le ulteriori missioni Mercury-Scout programmate. Dopo il fallimento totale venne deciso che era preferibile evitare ulteriori collaudi piuttosto che correre il rischio di un’esperienza simile. Infatti nel periodo di preparazione del lancio della Mercury-Scout 1, la missione MA-4 nonché qualche settimana dopo il fallimento della Mercury-Scout la missione MA-5 avevano portato in orbita la capsula del Mercury consentendo di testare ampiamente il Mercury Tracking Network.
  • Mercury-Scout 1 (MS-1) — nieudany testowy lot bezzałogowy w ramach Programu Mercury. Rakieta Blue Scout 2 z małym satelitą miała sprawdzić działanie globalnej sieci śledzenia i łączności, która miała być użyta przy załogowych lotach kapsuł Mercury. Rakieta wystartowała 1 listopada 1961 o godzinie 15:32 GMT, z Przylądka Canaveral, ze stanowiska LC18B. Wkrótce po starcie zaczęła jednak doświadczać chaotycznych ruchów i przeciążeń aerodynamicznych. W 43. sekundzie lotu uległa samozniszczeniu na rozkaz wydany przez Oficera Bezpieczeństwa kosmodromu. Nie podjęto dalszych prób wysłania satelitów testujących sieć łączności i śledzenia. Jej sprawność została potwierdzona w trakcie lotów Mercury-Atlas 4 i Mercury-Atlas 5.
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  • Mercury-Scout 1 (MR-1) byla neúspěšná mise programu Mercury. Mise měla za úkol dopravit, pomocí upravené rakety Blue Scout II, na oběžnou dráhu malý satelit, který by sloužil jako simulátor lodi Mercury a poskytl by tak možnost otestovat pozemní sledovací stanice a proškolit personál. První stupeň rakety Scout selhal 28 sekund po startu a zbytek rakety i se satelitem byl zničen na pokyn bezpečnostního důstojníka základny na Cape Canaveral.
  • Fu per l’appunto intenzione della missione iniziare a preparare questo sistema nonché verificare il corretto posizionamento delle stazioni. Il sistema venne chiamato tecnicamente il Mercury Tracking Network (rete di collegamento radio della traiettoria del Mercury). Si pensò di utilizzare i citati satelliti artificiali per non sprecare delle capsule Mercury e per ridurre i costi di queste missioni. Il primo di questi satelliti artificiali venne chiamato Mercury-Scout 1 (MS-1).
  • Mercury-Scout 1 (MS-1) — nieudany testowy lot bezzałogowy w ramach Programu Mercury. Rakieta Blue Scout 2 z małym satelitą miała sprawdzić działanie globalnej sieci śledzenia i łączności, która miała być użyta przy załogowych lotach kapsuł Mercury. Rakieta wystartowała 1 listopada 1961 o godzinie 15:32 GMT, z Przylądka Canaveral, ze stanowiska LC18B. Wkrótce po starcie zaczęła jednak doświadczać chaotycznych ruchów i przeciążeń aerodynamicznych. W 43.
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