The Libri Carolini ("Charles' books"), Opus Caroli regis contra synodum ("The work of King Charles against the Synod"), also called Charlemagne's Books or simply the Carolines, are the work in four books composed on the command of Charlemagne, around 790, to refute the supposed conclusions of the Byzantine Second Council of Nicaea (787), particularly as regards its acts and decrees in the matter of sacred images.

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  • The Libri Carolini ("Charles' books"), Opus Caroli regis contra synodum ("The work of King Charles against the Synod"), also called Charlemagne's Books or simply the Carolines, are the work in four books composed on the command of Charlemagne, around 790, to refute the supposed conclusions of the Byzantine Second Council of Nicaea (787), particularly as regards its acts and decrees in the matter of sacred images. They are "much the fullest statement of the Western attitude to representational art that has been left to us by the Middle Ages". The Libri Carolini were never promulgated at the time, and remained all but unknown until they were first printed in 1549, by Jean du Tillet, Bishop of Meaux, under the name of Eriphele. They seem not to be the version which was sent to Pope Adrian I, who responded with a grandis et verbosa epistola (dignified and wordy letter). They contain 120 objections against the Second Council of Nicaea, and are couched in harsh, reproachful terms, including the following: dementiam ("folly"), priscae Gentilitatis obsoletum errorem ("an old and outmoded pagan misunderstanding"), argumenta insanissima et absurdissima ("most insane and absurd reasoning"), derisione dignas naenias ("screeds worthy of derision"), etc. The modern edition of this text, by Ann Freeman and Paul Meyvaert (Hannover 1998), is called Opus Caroli regis contra synodum ("The work of King Charles against the Synod"), and is based on the manuscript in the Vatican Library, which is now generally accepted as a Carolingian working manuscript "hastily finished up", when it became clear that the work was now redundant.
  • Die Libri Carolini (auch Opus Caroli regis contra synodum) sind eine kirchenpolitische Denkschrift, die im Auftrag Karls des Großen aus Anlass des Bilderstreits von fränkischen Theologen verfasst worden ist. Als Papst Hadrian I. die Akten der Synode von Nicäa aus dem Jahr 787, in denen die Verehrung der Bilder kirchlich sanktioniert wurde, in lateinischer Übersetzung an Karl den Großen sandte, legte der sie den fränkischen Theologen vor und veranlasste insbesondere auf der Synode von Frankfurt 794 weitere Untersuchungen hierzu. Er ließ eine Gegenschrift ausarbeiten, die so genannten Karolinischen Bücher, die er dem Papst übersandte. Das Werk ist in 120 Kapitel gegliedert und in vier Bücher aufgeteilt. Es vertritt in Bezug auf die Bilder den Standpunkt, dass es zum Schmuck der Kirchen und zur Erinnerung an heilige Personen erlaubt sei, Bilder zu besitzen. Doch sei es für den Glauben ohne Belang, ob man solche Bilder habe oder nicht. Aufgrund der allgemeinen theologischen Aussagen bilden die Karolinischen Bücher ein wertvolles Dokument der fränkisch-angelsächsischen Theologie zur Zeit Karls des Großen. Sie haben bewirkt, dass die fränkische Kirche bis zum 10. Jahrhundert vom Bilderdienst befreit blieb. Die Römische Kirche setzte die Karolinischen Bücher 1564 auf den Index verbotener Bücher.
  • I Libri Carolini, sive Caroli Magni capitulare de imaginibus sono una manifestazione della cultura carolingia, opera probabilmente di Teodulfo, poi vescovo di Orleans. Presentati sotto il nome dell'imperatore Carlo Magno documentano una fase del conflitto tra Occidente latino e Bisanzio. L'autore dei Libri Carolini interviene nella controversia teologico-politica in merito al culto delle immagini.. L'imperatore bizantino Costantino V nell'anno 754 aveva convocato il Sinodo di Hieria, che condannò il culto delle delle immagini. Dopo decenni di iconoclastia, l'imperatrice Irene aveva favorito un riavvicinamento alla tradizione occidentale che considerava utili le immagini, benché non le considerasse "sacre" in quanto tali. Nel 787 il secondo concilio di Nicea, aveva autorizzato la venerazione delle immagini religiose (chiarendone anche il significato), pur proibendone la adorazione. Di fatto tale posizione era praticamente identica a quella della corte carolingia. Ma Carlo Magno colse l'occasione per evidenziare la distinzione del suo impero con quello bizantino e attaccò vivacemente la Roma d'Oriente, probabilemente anche a causa di una cattiva traduzione latina e dall'incomprensione della terminologia greca adoperata dal concilio (ad esempio "proskynesis" veniva tradotta erroneamente come "adorazione", alla quale corriponde invece il termine greco "latria"). I Libri Carolini contenevano anche una reprimenda per il Papa, che Carlo Magno considerava il cappellano dell'Impero, il quale aveva approvato le decisioni del secondo concilio di Nicea del 787 (che è considerato il VII concilio ecumenico, sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa). I Libri Carolini volevano mostrare che a Bisanzio vigeva una concezione irrazionale ed eretica sia della politica, sia dell'arte. Sul terreno politico i bizantini esageravano la vicinanza a Dio dell'imperatore, rischiando di cancellare la distinzione tra creatore e creatura, facendo di Dio un sempre “coreggente” dell'imperatore. La concezione carolingia del compito del re è più pragmatica e più umile: Dio regna sugli uomini, ma non mediante i regnanti terreni, regna nei loro cuori mediante la fede. Il re è responsabile dell'amministrazione della vita terrena. Né lui, né le sue immagini debbono essere "adorate" (sempre intendendo "proskynesis" come "adorazione"). Va trattato con rispetto, ma deve essere evitato qualunque culto che cancelli la distinzione tra creatore e creatura. I teologi greci avevano difeso la venerazione delle immagini con l'argomento che gli imperatori facevano esporre pubblicamente le loro immagini nelle province ed esigevano per esse lo stesso rispetto che per la loro persona. I teologi franchi consideravano queste come usanze babilonesi (priscae Gentilitatis obsoletum errorem). La adorazione religiosa del potere politico era un contrassegno del regno di Satana. Anche il paragone tra Dio e l'imperatore non era pertinente: Dio è onnipresente e non ha bisogno come l'uomo di farsi rappresentare da immagini, perché è assurdo pensare a una sua assenza da un luogo qualsiasi. Le immagini sono artefatti che possono essere utili, ad esempio ricordando eventi accaduti, ma possono anche essere dannose, quando presentano come reale qualcosa di finto o di impossibile. Anche Agostino nei suoi trattati, ricercò Dio in tutta la materialità e nell´umanità, ma i libri carolini puntano di più sulla somiglianza tra la parola di Dio e la parola dell´uomo, lasciando un ruolo marginale alla materialità. Ad ogni immagine sacra, paradossalmente, viene sempre affiancata una descrizione particolarmente curata dai letterati per evitare che dal popolo nascano cattive interpretazioni; al pittore viene quindi assegnato un ruolo importante (arte come parte integrante della vita dell´uomo): egli ha il compito di relazionare bene le figure tra di loro e dargli risalto utilizzando una buona e vasta gamma cromatica, starà poi ad un chierico, più colto, il compito di assegnare una descrizione scritta dell´elaborato.
  • De Libri Carolini oftewel karolijnse boeken zijn documenten die op bevel van Karel de Grote in de 8e eeuw zijn samengesteld, waarschijnlijk rond 791, in het kader van de theologische strijd tussen Byzantium en het Frankische rijk over de verering van afbeeldingen waarover verschillende synodes uitspraken hadden gedaan. De moderne editie van deze tekst door Ann Freeman en Payl Meyvaert (Hannover 1998) draagt de titel Opus Caroli regis contra synodum.
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  • Caroline Books (Libri Carolini)
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  • The Libri Carolini ("Charles' books"), Opus Caroli regis contra synodum ("The work of King Charles against the Synod"), also called Charlemagne's Books or simply the Carolines, are the work in four books composed on the command of Charlemagne, around 790, to refute the supposed conclusions of the Byzantine Second Council of Nicaea (787), particularly as regards its acts and decrees in the matter of sacred images.
  • Die Libri Carolini (auch Opus Caroli regis contra synodum) sind eine kirchenpolitische Denkschrift, die im Auftrag Karls des Großen aus Anlass des Bilderstreits von fränkischen Theologen verfasst worden ist. Als Papst Hadrian I.
  • I Libri Carolini, sive Caroli Magni capitulare de imaginibus sono una manifestazione della cultura carolingia, opera probabilmente di Teodulfo, poi vescovo di Orleans. Presentati sotto il nome dell'imperatore Carlo Magno documentano una fase del conflitto tra Occidente latino e Bisanzio. L'autore dei Libri Carolini interviene nella controversia teologico-politica in merito al culto delle immagini..
  • De Libri Carolini oftewel karolijnse boeken zijn documenten die op bevel van Karel de Grote in de 8e eeuw zijn samengesteld, waarschijnlijk rond 791, in het kader van de theologische strijd tussen Byzantium en het Frankische rijk over de verering van afbeeldingen waarover verschillende synodes uitspraken hadden gedaan. De moderne editie van deze tekst door Ann Freeman en Payl Meyvaert (Hannover 1998) draagt de titel Opus Caroli regis contra synodum.
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