The Italian guerrilla war in Ethiopia was as an armed struggle fought - from summer 1941 to autumn 1943 - by remnants of Italian troops in Italian East Africa, following the Italian defeat during the East African Campaign of WWII.

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  • The Italian guerrilla war in Ethiopia was as an armed struggle fought - from summer 1941 to autumn 1943 - by remnants of Italian troops in Italian East Africa, following the Italian defeat during the East African Campaign of WWII.
  • La guerra nell'Africa Orientale Italiana si concluse ufficialmente il 27 novembre 1941 con la caduta di Gondar e l'inizio dell'occupazione britannica. Non tutti gli italiani (sia militari sia civili) si rassegnarono però alla sconfitta. Molti, infatti, diedero vita ad un movimento di resistenza anti-britannico che per mesi condusse azioni di guerriglia contro i britannici cercando di preparare la strada ad una riconquista di quei territori, sperando in una vittoria italo-tedesca in Egitto. Nacquero così due organizzazioni clandestine: il Fronte di Resistenza ed i Figli d'Italia. Al Fronte di Resistenza parteciparono soprattutto militari che avevano nel colonnello Lucchetti il principale animatore. Essi si proponevano il sabotaggio e la raccolta di informazioni sulle forze britanniche che comunicavano in ogni modo agli alti comandi in Italia. I Figli d'Italia raccolsero, invece, le Camicie Nere della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale che, oltre ad attuare azioni di guerriglia contro le truppe britanniche, si proponevano di perseguire anche collaborazionisti italiani o indigeni. Inoltre, non pochi furono gli indigeni che collaborarono attivamente con i resistenti italiani. Nonostante le difficoltà logistiche poste dall'asprezza del territorio, queste bande riuscirono a portare i loro attacchi su un'area molto estesa, che andava dal Sudan al Kenya e dal Mar Rosso alla regione dei laghi. La situazione preoccupò non poco gli inglesi, soprattutto con l'entrata in guerra del Giappone seguita dall'avvistamento sempre più frequente di sommergibili del Sol Levante nelle acque antistanti al Corno d'Africa da dove lanciavano i piccoli idrovolanti da ricognizione Yokosuka E14Y che trasportavano in un piccolo hangar impermeabile installato di fronte alla torre. Per gli inglesi la cosa si complicò ulteriormente all'inizio del 1942 quando la resistenza italiana riuscì a far sollevare le popolazioni indigene Azebò Galla residenti nella regione della Galla Sidama, a dimostrazione della loro capacità di persuasione e dell'ascendente che ancora godevano. Gli inglesi si videro così costretti a richiamare truppe da Kenya e Sudan per intensificare la sorveglianza delle coste e proteggere le vie di comunicazioni. Arrestarono e deportarono, inoltre, numerosi civili italiani che abitavano nelle città costiere, per timore che potessero fornire informazioni di interesse militare ai giapponesi. Fra i principali protagonisti della resistenza si ricordano: il tenente della cavalleria Amedeo Guillet che organizzo in Eritrea bande di cavalieri Amhara il capitano di vascello Paolo Aloisi ed il seniore dell'MVSN Luigi Cristiani che, sempre in Eritrea, animarono una rete di fiancheggiatori per aiutare soldati evasi dai campi di prigionia britannici il maggiore Gobbi che agiva nella regione del Dessiè il generale dell'MVSN Muratori che riuscì a far scoppiare la rivolta degli Azebò Galla sedata dai britannici solo dopo un anno il tenente colonnello dei carabinieri Calderari lungo il bacino del fiume Omo il colonnello dei carabinieri Di Marco nell'Ogaden il colonnello dei carabinieri Ruglio operante nella Dancalia La lotta proseguì fino all'estate del 1943. Solo quando fu chiaro che era vana ogni speranza di un soccorso dall'esterno, vista la piega degli eventi presa sia nell'Pacifico sia soprattutto in Nord Africa i resistenti italiani terminarono le loro azioni dopo aver distrutto le armi in loro possesso. Tra gli ultimi a buttare la spugna furono Francesco de Martini, capitano del SIM, che dopo essere evaso da un campo di prigionia riuscì prima a far saltare con mezzi di fortuna un deposito di munizioni a Daga e poi organizzò una flottiglia di sambuchi arabi per individuare i movimenti delle navi britanniche, che poi segnalava via radio ai comandi italiani. Al termine della guerra fu decorato con una Medaglia d'Oro al Valor Militare la Dottoressa Rosa Dainelli che nell'agosto del 1942, dimostrando grande coraggio ed abilità, riuscì a penetrare in un sorvegliatissimo deposito di munizioni di Addis Abeba facendolo saltare e sopravvivendo all'esplosione. Tra l'altro gli inglesi vi conservavano anche ingenti quantità di proiettili Fiocchi (preda di guerra) che intendevano usare per i loro nuovissimi mitragliatori Sten, per i quali erano ancora a corto di munizioni. Per questa singola azione gli inglesi furono costretti a rimandarne l'impiego di diversi mesi. Ad oggi non sono disponibili stime precise sulla consistenza numerica di queste organizzazioni di resistenti. Probabilmente erano alcune migliaia (settemila secondo lo storico Rosselli), armati con quanto erano riusciti a trafugare delle loro armi di ordinanza o rubate ai nemici.
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  • The Italian guerrilla war in Ethiopia was as an armed struggle fought - from summer 1941 to autumn 1943 - by remnants of Italian troops in Italian East Africa, following the Italian defeat during the East African Campaign of WWII.
  • La guerra nell'Africa Orientale Italiana si concluse ufficialmente il 27 novembre 1941 con la caduta di Gondar e l'inizio dell'occupazione britannica. Non tutti gli italiani (sia militari sia civili) si rassegnarono però alla sconfitta. Molti, infatti, diedero vita ad un movimento di resistenza anti-britannico che per mesi condusse azioni di guerriglia contro i britannici cercando di preparare la strada ad una riconquista di quei territori, sperando in una vittoria italo-tedesca in Egitto.
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  • Italian guerrilla war in Ethiopia
  • Guerriglia italiana in Africa Orientale
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