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- The Battle of Milazzo was fought on 17–24 July 1860 between Giuseppe Garibaldi's volunteers and the troops of the Kingdom of Two Sicilies at Milazzo, Sicily, then part of the Kingdom of Two Sicilies. The main clash began on the morning of 20 July on an open field leading to the cape on which Milazzo is located. In the afternoon, after seven hours of fight, it moved towards the town itself. Here on a bridge, surrounded by the Neapolitan cavalry, Garibaldi was saved by an assault from Sicilian volunteers. The Garibaldines, after the initial difficulties, got steam from this success. Giacomo Medici, Giuseppe Sirtori and Enrico Cosenz attacked the Neapolitan troops, but were pushed back by general Beneventano's men. Then came from Palermo the armed ship Tukory, which bombarded the Neapolitans, who retreated to Milazzo's fortress. Here they capitulated on 24 July. Garibaldi had more than 800 killed, the Neapolitans c. 300. This victory allowed Garibaldi free way to Messina.
- La battaglia di Milazzo (1860) fu combattuta fra il 17 e il 24 luglio 1860, nei dintorni e nella città Milazzo, quando i Mille di Giuseppe Garibaldi, unitamente a nuovi combattenti che diedero corpo all'esercito meridionale, affrontarono e sconfissero i borbonici. Le forze impiegate nello scontro ammontavano a circa 10.000 uomini, dei quali oltre 6.000 erano i garibaldini. La battaglia di Milazzo fu molto diversa da quella sostenuta a Calatafimi. Per la prima volta i garibaldini si misuravano con una formazione borbonica guidata da un comandante fermamente intenzionato a battersi e all'altezza della situazione. Le forze borboniche, inviate da Messina a difendere la fortezza di Milazzo e la sua piccola guarnigione, erano composte da tre battaglioni di Cacciatori a piedi, uno squadrone di Cacciatori a cavallo ed una batteria di artiglieria da montagna, per un totale di 3.400 uomini, guidati dall'abile colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco. In questa occasione, però, anche lo schieramento garibaldino era temibile, forte delle 8.000 carabine a canna rigata e delle 400.000 cartucce inviate dal Piemonte. Inoltre, i garibaldini potevano contare sulla supremazia numerica, pur lamentando una totale assenza di reparti di cavalleria ed una iniziale inferiorità di artiglieria. Dopo una serie di scaramucce preliminari, reciprocamente avviate nei giorni precedenti allo scopo di saggiare la consistenza delle forze avversarie, lo scontro decisivo si accese alle ore 6,30 del 20 luglio, al centro della piana che offre accesso alla piccola penisola ove sorge la città di Milazzo. Garibaldi decise di attaccare lo schieramento borbonico, disposto su due linee, con una massiccia colonna centrale, preceduto da due attacchi laterali contemporanei, in modo da creare un utile diversivo. L'organizzazione e la sincronia dei movimenti fu piuttosto scoordinata e questo primo tentativo si tramutò in un vero disastro, nel quale i garibaldini furono respinti e riuscirono a stento nel contenere il contrattacco borbonico, subendo gravissime perdite. Ma non erano certo gli uomini che mancavano a Garibaldi e, dopo una rapida riorganizzazione dei quadri, gli attacchi garibaldini si susseguirono per oltre sei ore, nelle quali gli schieramenti contrapposti dimostrarono una combattività eccezionale, galvanizzati dai due comandanti in capo che guidavano personalmente le azioni, entrambi continuamente presenti nella prima linea. I due erano talmente vicini alla linea di combattimento che, in una celebre occasione, l'improvviso attacco di un drappello della cavalleria borbonica rischiò di travolgere lo stesso Garibaldi. Subito i garibaldini presenti si posero a difesa del comandante per dargli modo di mettersi al sicuro, ma egli si gettò nella mischia e, disarcionato, venne fortunosamente salvato dal provvido intervento di Missori. Nel primo pomeriggio pomeriggio, dopo aver richiesto inutilmente l'invio di rinforzi dalla cittadella fortificata, dove la guarnigione borbonica di 1.400 uomini era asserragliata agli ordini del colonnello Raffaele Pironti, il quale si rifiutava di ricevere ordini data la maggiore anzianità di servizio, del Bosco decise di arretrare verso l'abitato, che offriva maggior protezione alla difesa. Fu in quel frangente che pirocorvetta Tukory giunse nei pressi della costa occidentale. Si trattava di una moderna unità della marina borbonica, la "Veloce", che pochi giorni prima era stata consegnata alla marina Sarda, dal corrotto capitano Amilcare Aguissola, contattato e "convinto" al tradimento dall'ammiraglio Persano. La corvetta, subito ceduta alle forze garibaldine e rinominata "Tukory", era armata con 10 potenti cannoni che, diretti personalmente da Garibaldi, presero a martellare incessantemente l'ala sinistra delle forze borboniche, impedendo ogni tentativo di contrattacco e costringendole a ritirarsi nella cittadella fortificata. Il 21 luglio, in seguito all'incomprensibile convenzione voluta dal ministro della guerra napoletano Giuseppe Pianell, il maresciallo Tommaso de Clary ed il generale Giacomo Medici firmarono il patto per l'evacuazione delle truppe borboniche dalla Sicilia ed il 25 luglio anche i reparti guidati dai colonnelli Pironti e del Bosco si imbarcarono per Napoli, lasciando Milazzo in mano garibaldina.
- Bitwa pod Milazzo miała miejsce w dniu 17 lipca-24 lipca 1860 r. w trakcie włoskiej wojny wyzwoleńczej Garibaldiego w latach 1859-1871. Starcie pomiędzy siłami powstańczymi Giuseppe Garibaldiego a wojskami Królestwa Obojga Sycylii zakończyło się zwycięstwem sił powstańczych. Do pierwszych walk doszło rankiem dnia 20 lipca w pobliżu Milazzo. Po siedmiogodzinnej walce wojska Garibaldiego starały się bezskutecznie odepchnąć przeciwnika z pobliskiego mostu, gdzie stacjonowała kawaleria neapolitańska. Po nadpłynięciu okrętu Tukory, pozycje Neapolitańczyków zostały zbombardowane ogniem artyleryjskim a oni sami schronili się w twierdzy Milazzo. Po 4 dniach w dniu 24 lipca obrońcy twierdzy skapitulowali. Straty Garibaldiego wyniosły 800 ludzi, Neapolitańczycy stracili 300 żołnierzy. Literatura Cesari, Cesare (1928). La campagna di Garibaldi nell'Italia Meridionale. (1860). Rome: Libreria dello Stato.
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