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		"Moshe Safdie is een Isra\u00EBlisch-Canadees architect en stedenbouwkundige. Hij werd geboren in een Joodse familie in het toenmalige Britse mandaatgebied Palestina. Hij verhuisde als tiener met zijn familie naar Toronto in Canada. Hij was een uitstekende student, hij studeerde architectural engineering op de McGill-universiteit. Op de leeftijd van 24 ontwierp hij voor de Wereldtentoonstelling van 1967 in Montr\u00E9al, Canada, een appartementencomplex dat als legostenen in elkaar kon worden gehesen, uit voorgefabriceerde delen. Het project Habitat 67 bezorgde hem naamsbekendheid. Hierna vertrok hij naar Isra\u00EBl, waar hij deelnam aan een project dat het oude deel van Jeruzalem vernieuwde. In 1976 werd hij professor aan de Harvard University en zette zijn hoofdkantoor op in de buurt van Somerville, Massachusetts, waar het vandaag de dag nog staat. Zijn architectenbureau heeft ook nog kantoren in, Toronto, Boston en Jeruzalem. In 1986 werd hij Officier in de orde van Canada en werd gepromoveerd naar Companion in 2005."@nl ,
		"Moshe Safdie nasce ad Hiafa, in Israele il 14 luglio 1938. Da adolescente frequenta il Liceo di Reali in Haifa, dove coltiva interessi nella chimica e nelle matematiche. Inizialmente \u00E8 indeciso su quale carriera intraprendere. Il padre di Safdie era un importatore di tessuti in Israele, ma dopo che tali importazioni furono proibite, emigr\u00F2 con la sua famiglia in Canada, pi\u00F9 precisamente a Montreal. Nel settembre del 1955 si iscrive nella Facolt\u00E0 di Pianificazione all'Universit\u00E0 di McGill. Nel 1960 durante il suo viaggio di studio sul\u2019edilizia urbana nordamericana, viaggio che lo port\u00F2 in mezzo continente grazie a una borsa di studio della Canadian Mortgage and Housing Corporation, Safdie fu profondamente colpito dallo spreco di terreno e risorse nelle periferie e dall\u2019eccessiva dipendenza dall\u2019automobile come unico mezzo di trasporto. Era assolutamente chiaro che tutta la popolazione non poteva usufruire dell\u2019edilizia residenziale, per il semplice motivo che lo spazio disponibile non sarebbe mai stato sufficiente. Tuttavia era chiaro per Safdie che nemmeno l\u2019alternativa delle abitazioni su pi\u00F9 piani poteva essere funzionale, poich\u00E9 le persone si trovavano allontanate dal suolo, private di una reale intimit\u00E0 domestica per la mancanza di isolamento acustico, senza un\u2019entrata distinguibile, relegati nell\u2019anonimato. Sicuramente la gente preferiva le abitazioni dei sobborghi, nelle quali si poteva godere di cortili privati, di sufficiente distanza dai ricini, di un senso di appartenenza a una comunit\u00E0. I residenti si sentivano proprietari del proprio spazio. Con la sua tesi Moshe Safdie voleva introdurre una terza alternativa, creando quella che considerava una \u201Cnuova forma di edilizia in grado di riprodurre, in un ambiente ad alta densit\u00E0 urbana, i rapporti umani e i comfort della casa singola e di piccoli centri\u201D. Il sistema abitativo che concep\u00EC nella sua tesi fondava tre diverse idee architettoniche: una struttura urbana tridimensionale integrata, un metodo costruttivo basato sull\u2019uso di pi\u00F9 moduli tridimensionali (scatole) e un altro sistema che poteva essere adattato ad un\u2019ampia gamma di condizioni ambientali. Safdie svilupp\u00F2 tre diversi sistemi costruttivi, ognuno con la propria struttura e geometria, da utilizzare per dare alloggio a una comunit\u00E0 di cinquemila persone. Il primo sistema (il modulo ripetitivo singolo), non portante, era costituito da unit\u00E0 modulari prefabbricate che lenivano poste all\u2019interno di una struttura di sostegno. Nel secondo sistema (costruzione con muri portanti) gli stessi moduli lenivano assemblati e disposti in modo da sostenere la costruzione. Il terzo sistema (modulo portante) ricorreva a pareti prefabbricate sistemate a reticolo. In generale, questi sistemi e queste idee progettuali tennero applicate per fornire e incorporare i comfort che sembravano spesso mancare nelle case nordamericane: flessibilit\u00E0, riconoscibilit\u00E0, privatezza, senso di appartenenza alla comunit\u00E0 e uno spazio esterno di propriet\u00E0. I moduli, o scatole, lenivano assemblati seguendo varie configurazioni, creando cosi una variet\u00E0 di tipologie abitative contenenti una o pi\u00F9 camere da letto. Grazie alla flessibilit\u00E0 della disposizione dei moduli, era possibile progettare un complesso abitativo senza avere due case uguali. Ogni singola unit\u00E0 abitativa poteva essere riconoscibile come tale dall\u2019esterno, dando man forte alle caratteristiche originali del complesso architettonico in generale. Dato che le scatole erano disposte una sopra l\u2019altra, le solette erano doppie, fornendo un maggiore isolamento acustico e quindi aumentando la sensazione di intimit\u00E0 all\u2019interno delle abitazioni, cosa non ottenibile nei classici condomini cittadini. I moduli lenivano raggruppati e disposti in modo da sembrare quasi privi di sostegno, staccati l\u2019uno dall\u2019altro ma con i tetti che diventavano terrazze esterne per un\u2019altra casa. E infatti la superficie dei tetti era molto ampia per fornire il prezioso spazio esterno privato tanto desiderato dai residenti. Gli spazi interni ed esterni erano estremamente adattabili, dato che le terrazze potevano essere coperte, tenendo cosi incontro alle esigenze dei gruppi familiari. Le scatole erano prodotte industrialmente, seguendo il principio secondo cui il prezzo di ogni unit\u00E0 abitativa era inversamente proporzionale al numero totale di unit\u00E0 prodotte, rendendo cosi possibile la costruzione di un intero villaggio in tempi relativamente brevi e con tanti contenuti. Il complesso era srvito da passaggi pedonali che, insieme agli ascensori e alle scale disposte a distanza regolare, formavano il sistema viario principale che attraversava tutto il complesso. Le strade pedonali e i servizi in comune avevano la finalit\u00E0 di creare un villaggio unito, rispettando per\u00F2 il senso di individuabilit\u00E0 voluto dai residenti. L\u2019evoluzione del progetto: il progetto iniziale di Habitat, 1964. Inizialmente Habitat venne concepito come un settore di citt\u00E0 in cui i servizi residenziali, commericali e istituzionali fossero integrati all\u2019interno di un unico complesso archittettonico, una revisione critica e radicale delle comuni condizioni urbane. Estese superfici inclinate, simili a pendii di colline, formano l\u2019elemento residenziale, dotato di vista sull\u2019esterno sgombra da ostruzione ed esposte alla luce. Nel semiinterrato, parzialmente coperto, erano previsti parcheggi, servizi di trasporto, negozi, scuole, spazi per uffici e una grande rete di parchi che collegasse al resto della citt\u00E0. L\u2019abitazione \u00E8 formata da una serie di membrane romboidali rivolte verso su-est o sud-ovest, che poggiano su grandi sostegni a forma piramidale alloggianti gli ascensori inclinati e le scale anti-incendio. Ogni tre piani una via pedonale orizzontale funge da corridoio esterno. La struttura della via pedonale \u00E8 un reticolo spaziale di forma quadrata, all\u2019interno del quale passano i condotti meccanici e le canaline elettriche, distribuiti orizzontalmente su entrambi i lati. La membrana delle abitazioni \u00E8 composta da scatole di cemento prefabbricate disposte in modo da creare una formazione a spirale, che permette di avere giardini sul tetto in ogni modulo abitativo. Le strutture di sostegno piramidali sono distanziate in modo da lasciar passare aria e luce nelle aree pubbliche sottostanti; la luce e l\u2019aria passano anche attraverso vani vuoti posti fra i gruppi di unit\u00E0 abitative disposte a spirale. Ogni elemento \u00E8 parte integrante dell\u2019intera struttura. Le scatole di cemento modulare scaricano sforzi verticali sul terreno le travi orizzontali che sostengono le strade possono resistere ai carichi orizzontali del vento e delle onde telluriche, ma in realt\u00E0 poggiano su scatole che sostengono i pesi verticali. Le intelaiature piramidali sono come enormi stutture ad arco, con i vani dell\u2019ascensore che fungono da falange di compressione, mentre le trombe delle scale sono falange di tensione. Le gambe alla base della struttura piramidale sono fissate a funi di tensione sotterranee che controbilanciano le forze orizzontali. La struttura piramidale ospita i servizi pubblici a livello terra. La proposta originale era costituita da un settore di dodici piani e da uno di ventidue, per un totale di 1200 unit\u00E0 abitative, un hotel da 350 camere, due scuole e un\u2019area commerciale. Al complesso erano annessi rampe circolari per le automobili, parcheggi disposti su vari piani, negozi e uffici sui piani superiori, una linea di trasporto pubblico transitante attraverso il centro di Habitat che serviva le strutture piramidali con gli ascensori che corrono al loro interno. Un insieme di vie pedonali a zig-zag copriva tutta l\u2019area interna del complesso. In questo primo progetto, i residenti potevano uscire da casa e utilizzare le srade pedonali, gli ascensori inclinati e le aree pubbliche restando all\u2019interno del complesso. La proposta fu presentata al Governo canadese per essere approvata come mostra principale all\u2019EXPO \u201867. Il Governo decise di costruire solo una piccola parte del progetto: 158 unit\u00E0 abitative al\u2019interno di un settore da 12 piani. Cosi fu riprogettato e denominato Habitat \u201867. Il progetto costruito: Habitat \u201967 (1964-1967). Habitat fu la pi\u00F9 grande mostra a tema dell\u2019Esposizione Mondiale di Montreal del 1967. Realizzato come semplice dimosrazione, il progetto era all\u2019avanguardia nella progettazione e costruzione di edilizia prefabbricata. Come edificio urbano, Habitat riuniva in se le funzioni residenziali, commerciali e di servizio, in modo da creare comunit\u00E0 vitali. Inoltre, esso forniva i comfort delle case monofamigliari attraverso un modulo di costruzione adattabile ad aree altamente popolate, contenendo i costi di edificazione. Ogni abitazione all\u2019interno di Habitat \u00E8 perci\u00F2 una casa separata, riconoscibile nello spazio, al secondo o al dodicesimo piano. Su ogni livello le case sono servite da strade pedonali esterne che portano ad aree di gioco per i bambini in numerosi luoghi disposti attraverso tutto l\u2019edificio. Il parcheggio per tutti i residenti \u00E8 coperto, mentre il parcheggio esterno riservato ai visitatori \u00E8 scoperto. Al piano terra sono collocati numerosi negozi. Le abitazioni vanno da dimore singole da 57 m a casa da 160 m con quattro camere da letto. Con vista su tre lati, ognuno dei quindici tipi di case si apre su almeno un grande giardino con vasi e fioriere fornite di sistema di irrigazione poste sul tetto del cubo sottostante. Il raddoppiamento delle pareti, dei soffitti e dei pavimenti nelle abitazioni adiacenti fornisce un adeguato isolamento acustico. Habitat \u00E8 una struttura spaziale tridimansionale nella quale tutte le parti dell\u2019edificio, unit\u00E0 abitative, vie pedonali e le tre trombe dell\u2019ascensore fungono da elementi portanti. Per creare 158 abitazioni, sono stati assemblati 365 moduli prefabbricati attraverso tiranti cavi e saldature, in modo da formare un sistema continuo a sospensione. Gli elementi interni di ogni unit\u00E0 abitativa venivnao prodotti, montati e installati in fabbrica, con bagni formati da una sola unit\u00E0 in fiberglass lucidato, cucine prodotte dall\u2019azienda Frigidaire e serramenti costruite in plastica Geon. Una visione critica del progetto. Habitat \u00E8 stato creato per infondere vitalit\u00E0 e meraviglia. Ogni singolo elemento \u00E8 stato creato per far ricordare la bellezza di essere vivi. E infatti i primi che vi vollero risiedere non volevano sentirsi protetti da un ambiente architettonico, ma piuttosto esserne stimolati e ispirati. Il cemento con cui Habitat \u00E8 stato realizzato non \u00E8 fatto per essere semplicemente guardato, ma per essere trasceso, percependo lo spazio al di l\u00E0 di esso e all\u2019intorno, lasciando che occhi e corpo lo attraversino. Moshe Safdie riusc\u00EC a creare un monumento architettonico mosso dal ritmo boogie-woogie del modernismo, llo dispose su una penisola verde posta fra una citt\u00E0 dinamica e un fiume scrosciante, e invit\u00F2 la gente ad andarci a vivere. Pur non avendo nulla di infantile nello stile, Habitat venne ingiustamente etichettato come il \u201Cmucchietto di lego\u201D di Safdie, e molti dei suoi residenti si sono battuti a lungo nel difendere l\u2019incerta reputazione del progetto. A Montreal la grande struttura viene sottovalutata, oppure completamente ignorata: \u00E8 difficile trovare dei cittadini che abbiano visitato almeno una volta l\u2019opera architettonica pi\u00F9 rilevante della regione. La costruzione di Habitat alla fine cost\u00F2 molt di pi\u00F9 di quanto preventivato e ci\u00F2 sicuramente non piacque agli abitanti dell\u2019area di Montreal, ai quali era inizialmente destinato il progetto. Il tallone d\u2019Achille sta nella durezza degli inverni, un punto debole, questo, perennemente bersagliato dai critici. La struttura del complesso disvela le origini israeliane, solari di Safdie. Effettivamente, non si pu\u00F2 negare che il vento invernale costituisca un fastidio per gli abitanti di Habitat. Eppure ci sono particolari che non riscaldano il corpo, ma l\u2019anima, come la bellezza della costruzione sferzata dalle bufere, la neve che borda agli angoli, i blocchi di ghiaccio che tuonano e si spezzano lungo le rapide del fiume St. Lawrence. I critici attaccano anche i passaggi pedonali esterni, ancora una volta attribuiti alla visione distorta di un architetto abituato a climi pi\u00F9 miti. Stesa sorte per le strade e i vialetti che collegano le varie case fra loro: chi non comprende il progetto, le considera corridoi rovesciati come calzini e messi all\u2019esterno. Habitat \u00E8 una delle ultime grandi espressioni del Movimento Moderno."@it ,
		"Moshe Safdie est un architecte et urbaniste. Il a \u00E9tudi\u00E9 \u00E0 l'Universit\u00E9 McGill et a enseign\u00E9 \u00E0 l'Universit\u00E9 Harvard."@fr ,
		"Moshe Safdie - kanadyjsko-izraelski architekt wsp\u00F3\u0142czesny. Safdie wcze\u015Bnie wyemigrowa\u0142 do Kanady, gdzie uko\u0144czy\u0142 McGill University w Montrealu. Po odbyciu sta\u017Cu w pracowni Louisa I. Kahna w Filadelfii, w 1967 wr\u00F3ci\u0142 do Montrealu, by obj\u0105\u0107 prowadzenie projektu Wystawy \u015Awiatowej. W 1970 Safdie za\u0142o\u017Cy\u0142 biuro projektowe w Jerozolimie koncentruj\u0105c si\u0119 tam na projektach odbudowy miasta. Nied\u0142ugo potem zacz\u0105\u0142 wsp\u00F3\u0142prac\u0119 z Instytutem Yad Vashem. W tym te\u017C czasie jako uznany architekt zdobywa\u0142 zlecenia w Senegalu, Iranie, Singapurze i p\u00F3\u0142nocnej Kanadzie. W 1978 rozpocz\u0105\u0142 wsp\u00F3\u0142prac\u0119 z uniwersytetami Yale, McGill i Ben Gurion. Wtedy te\u017C przeni\u00F3s\u0142 g\u0142\u00F3wn\u0105 pracowni\u0119 do Bostonu i otrzyma\u0142 tam posad\u0119 szefa pracowni urbanistycznej. W nast\u0119pnej dekadzie bra\u0142 udzia\u0142 w projektowaniu siedzib sze\u015Bciu wa\u017Cnych kanadyjskich instytucji, takich jak Quebec Museum of Civilization, National Gallery of Canada czy Vancouver Library Square. W ostatniej dekadzie Safdie zrealizowa\u0142 wiele obiekt\u00F3w w Stanach Zjednoczonych, w\u015Br\u00F3d kt\u00F3rych s\u0105 tak presti\u017Cowe budynki jak United States Institute of Peace Headquarters na Mall w Waszyngtonie, Skirball Museum i Centrum Kultury w Los Angeles, Exploration Place w Wichita, Eleanor Roosevelt College na Uniwersytecie Kalifornijskim w San Diego czy Performing Arts Center w Kansas. Obecnie pracownia realizuje projekty dw\u00F3ch wielkich lotnisk: Lester B. Pearson International Airport w Toronto i Ben Gurion International Airport w Tel Awiwie."@pl ,
		"Mosche Safdie ist ein Architekt und St\u00E4dtebauer. Als Jugendlicher zog er mit seiner Familie nach Montr\u00E9al, Kanada, ein Schritt, der ihm missfiel, da er Zionist und Sozialist war. Safdie studierte an der McGill-Universit\u00E4t in Montr\u00E9al (Kanada) Architektur und lernte sp\u00E4ter bei Louis Kahn. 1967, als er 29 war, wurde seine Abschlussarbeit bei der Expo gebaut. Das Habitat-67-Projekt machte ihn auf der ganzen Welt bekannt. 1967 kehrte er zur\u00FCck nach Israel, wo er sich am Umbau und der Sanierung der Altstadt von Jerusalem beteiligte. In der Altstadt lebt Safdie noch heute, er besitzt die kanadische und israelische Staatsb\u00FCrgerschaft. 1976 wurde Safdie Professor an der Harvard-Universit\u00E4t. In der N\u00E4he davon, in Somerville, Massachusetts, er\u00F6ffnete er sein Architekturb\u00FCro. Zweigstellen bestehen in Toronto und Jerusalem."@de ,
		"Moshe Safdie amerikai v\u00E1rostervez\u0151, \u00E9p\u00EDt\u00E9sz."@hu ,
		"Moshe Safdie, f\u00F6dd 14 juli 1938, \u00E4r en kanadensisk arkitekt och stadsplanerare. Safdie f\u00F6ddes i Haifa i d\u00E5varande Palestina och v\u00E4xte upp i en judisk familj. Familjen flyttade i b\u00F6rjan av 1950-talet till Montreal i Kanada, d\u00E4r Moshe b\u00F6rjade studera arkitektur vid McGill University. Han slutf\u00F6rde dock sina studier vid University of Pennsylvania i Philadelphia d\u00E4r han han bland andra hade Louis Kahn som l\u00E4rare. Ett av sina f\u00F6rsta och fr\u00E4msta projekt skapade han redan som 24-\u00E5ring d\u00E5 han vann t\u00E4vlingen om ett nytt bostadskomplex i Montreal i samband med v\u00E4rldsutst\u00E4llningen Expo 67. Anl\u00E4ggningen, som fick namnet Habitat 67, hade en radikal arkitektur och bestod av moduler som staplats p\u00E5 varandra och placerats oregelbundet f\u00F6r att skapa en varierad topografi, trots repetitionen i de enskilda byggnadselementet. Konceptet och utf\u00F6rande var baserat p\u00E5 Moshdies examensarbete fr\u00E5n universitetet. D\u00E4refter flyttade han tillbaka till Israel d\u00E4r han bodde under n\u00E5gra \u00E5r och bland annat arbetade med restaureringen av Gamla Jerusalem. 1976 blev han professor vid Harvard och startade i samband med detta ett kontor i den n\u00E4rbel\u00E4gna staden Somerville, Massachusetts. Idag bedriver kontoret verksamhet i USA, Kanada och Israel."@sv ;
	rdfs:comment	"Mosche Safdie ist ein Architekt und St\u00E4dtebauer. Als Jugendlicher zog er mit seiner Familie nach Montr\u00E9al, Kanada, ein Schritt, der ihm missfiel, da er Zionist und Sozialist war. Safdie studierte an der McGill-Universit\u00E4t in Montr\u00E9al (Kanada) Architektur und lernte sp\u00E4ter bei Louis Kahn. 1967, als er 29 war, wurde seine Abschlussarbeit bei der Expo gebaut. Das Habitat-67-Projekt machte ihn auf der ganzen Welt bekannt."@de ,
		"Moshe Safdie, f\u00F6dd 14 juli 1938, \u00E4r en kanadensisk arkitekt och stadsplanerare. Safdie f\u00F6ddes i Haifa i d\u00E5varande Palestina och v\u00E4xte upp i en judisk familj. Familjen flyttade i b\u00F6rjan av 1950-talet till Montreal i Kanada, d\u00E4r Moshe b\u00F6rjade studera arkitektur vid McGill University. Han slutf\u00F6rde dock sina studier vid University of Pennsylvania i Philadelphia d\u00E4r han han bland andra hade Louis Kahn som l\u00E4rare."@sv ,
		"Moshe Safdie est un architecte et urbaniste. Il a \u00E9tudi\u00E9 \u00E0 l'Universit\u00E9 McGill et a enseign\u00E9 \u00E0 l'Universit\u00E9 Harvard."@fr ,
		"Moshe Safdie nasce ad Hiafa, in Israele il 14 luglio 1938. Da adolescente frequenta il Liceo di Reali in Haifa, dove coltiva interessi nella chimica e nelle matematiche. Inizialmente \u00E8 indeciso su quale carriera intraprendere. Il padre di Safdie era un importatore di tessuti in Israele, ma dopo che tali importazioni furono proibite, emigr\u00F2 con la sua famiglia in Canada, pi\u00F9 precisamente a Montreal. Nel settembre del 1955 si iscrive nella Facolt\u00E0 di Pianificazione all'Universit\u00E0 di McGill."@it ,
		"Moshe Safdie amerikai v\u00E1rostervez\u0151, \u00E9p\u00EDt\u00E9sz."@hu ,
		"Moshe Safdie, CC is an architect and urban designer. He was born in the city of Haifa, British Mandate for Palestine. He moved with his family to Montreal, Canada when he was a teenager."@en ,
		"Moshe Safdie is een Isra\u00EBlisch-Canadees architect en stedenbouwkundige. Hij werd geboren in een Joodse familie in het toenmalige Britse mandaatgebied Palestina. Hij verhuisde als tiener met zijn familie naar Toronto in Canada. Hij was een uitstekende student, hij studeerde architectural engineering op de McGill-universiteit."@nl ,
		"Moshe Safdie - kanadyjsko-izraelski architekt wsp\u00F3\u0142czesny. Safdie wcze\u015Bnie wyemigrowa\u0142 do Kanady, gdzie uko\u0144czy\u0142 McGill University w Montrealu. Po odbyciu sta\u017Cu w pracowni Louisa I. Kahna w Filadelfii, w 1967 wr\u00F3ci\u0142 do Montrealu, by obj\u0105\u0107 prowadzenie projektu Wystawy \u015Awiatowej. W 1970 Safdie za\u0142o\u017Cy\u0142 biuro projektowe w Jerozolimie koncentruj\u0105c si\u0119 tam na projektach odbudowy miasta. Nied\u0142ugo potem zacz\u0105\u0142 wsp\u00F3\u0142prac\u0119 z Instytutem Yad Vashem."@pl ;
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